gio 20 giugno 2019, 13:24

Rictus delle verità sociali – Vite che resistono al degrado, alla discriminazione e alla violenza

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Rictus delle verità sociali -Vite che resistono al degrado, alla discriminazione e alla violenzaQuando un essere umano rifiuta l’orrore, qualcosa che è impossibile da accettare o da far presente alla memoria, spesso rimuove il dolore e il suo ricordo, ingannando se stesso e la sua mente per poter vivere e andare avanti. Il gesto, quindi, è quello del chiudersi in se stessi, di “non guardare” e di fuggire lontano. È qui, però che sta la forza impavida dei poeti. Nel libro Rictus delle verità sociali Gianluca Paciucci, poeta fortiniano, riversa in una prorompente e roboante poesia, gridata e urlata ad alta voce, una cruda denuncia contro gli orrori del presente. Nei suoi versi il lettore si scontra con tematiche sociali scottanti e scomode, dai corpi degli immigrati, che popolano di sangue e cadaveri il nostro mare, alla contenzione dei malati psichiatrici, ai mattatoi dei centri di identificazione e di espulsione italiani, alle morti violente nelle carceri, facendo riferimento a fatti di cronaca vera e recente.
All’umanità che non vuole vedere e che si nasconde dietro una maschera di ipocrisia, Paciucci risponde con una potente espressione di atroce fissità del viso, il rictus appunto, e con una serie di immagini scattate da Guido Penne, dove la fragilità e la forza della nudità del corpo esprime l’eterna battaglia dell’uomo, in bilico tra luce e tenebre.

“Come quella di Franco Fortini, anche la poesia di Gianluca Paciucci è poesia civile, permeata da una passione profonda e da una straordinaria lucidità, in cui si ritrovano istanze contrapposte: Etica ed Estetica; Marxismo e Cristianesimo; Onirismo e Pragmatismo, un fiume magmatico che scorre e ribolle in queste pagine”. (Francesco Improta)

Gianluca Paciucci è nato a Rieti nel 1960. Laureato in Lettere, è insegnante dal 1985. Come operatore culturale ha lavorato e lavora tra Rieti, Nizza e Ventimiglia, dove è stato presidente del Circolo “Pier Paolo Pasolini”. Dal 2002 al 2006 ha svolto la funzione di Lettore con incarichi extra-accademici presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Sarajevo e presso l’Ambasciata d’Italia in Bosnia Erzegovina, come Responsabile dell’Ufficio culturale. In questa veste è stato tra i creatori degli Incontri internazionali di Poesia di Sarajevo. Ha curato Sarajevo. Guida storico-turistica (2005), ha pubblicato due raccolte di versi, Fonte fosca (1990) e Omissioni (2004), e suoi testi sono usciti nell’Almanacco Odradek. Redattore del periodico Guerre&Pace, scrive articoli su immigrazione/razzismi, Israele e Palestina, Balcani e Francia. Ha tradotto Sarajevo, mon amour (Infinito edizioni, 2007), e curato la raccolta di versi La polvere sui guanti del chirurgo (Infinito edizioni, 2007) di Senadin Musabegovic.

Per Infinito edizioni ha pubblicato Erose forze d’eros.

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