gio 20 giugno 2019, 13:30

Parole Alate

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“Campo difficile quello della poesia, bistrattato e dallo scarso seguito, ma pur sempre vitale.
Soprattutto al cospetto di un ottimo lavoro come quello di Fabio Barcellandi, che si addentra con acume, disincanto e un tono generale aspro e cinico nei perfidi meandri dell`amore ma non solo.

Brevi schizzi, spesso acidi e pungenti, a volte malinconici, ma anche intrisi di una sottile (auto) ironia che rendono il tutto immediatamente fruibile e accattivante.”
“Dopo che la poesia tanto ha dato e ancora tanto darà alla musica, per una volta ho voluto sperimentare il passaggio inverso. Chiedendo alla musica qualcosa in cambio, sicuro di poterlo restituire con gli interessi per un reciproco arricchimento.
Che aggiungere d’altro?
Questa canzone di Meg pareva rispondere così perfettamente alla mia richiesta, vuoi per il titolo – “Parole Alate”, disponibili quindi a migrare da un campo all’altro senza soffrirne – vuoi per gli argomenti trattati – così eterogenei da permettermi di toccare quante più corde emozionali sullo strumento del mio comporre – che non ho potuto non accettare la sua offerta.” (Fabio Barcellandi)

Il pretesto è semplice: prendere le frasi di “Parole alate”, brano di Meg, e costruirne poesie. Se si scorge infatti l’indice del libro si può leggere per intero il testo della canzone. Ogni frase diventa quindi il titolo di una poesia.
Poesie che hanno il sapore dei buoni sentimenti, dell’amore, che convive però con le paure, con le angosce e le sensazioni della morte.

“Parole fragili” (“Ho gli occhi gonfi/ per il volume di lacrime/ che dietro le mie pupille/ si sta ammassando”) che si sovrappongono a “Parole dolci” (“Cuore di pietra/ così mi chiami/ ma non è pietra quella che senti”). Un turbinio di emozioni e sensazioni evocative, che passa attraverso “Parole che un cuore possono spezzare II” (“Ho talmente tanto freddo dentro/ a volte/ che mi sembra di esserne avvolto”).
Ma alla fine, con le loro ali, queste parole portano al cambiamento: “Parole che possono cambiare quello che sembrerebbe immutabile”.
“Sono ignifugo/ perché io sono il fuoco… Sono impermeabile/ perché io sono l’acqua… Sono immortale/ perché io sono la morte”.
Esperimento riuscito in pieno. Poesia e canzone che si fondono insieme. Perché la poesia è canto e il canto è poesia. (www.gufetto.it )

Fabio Barcellandi dice di sé: nasco “poeta” il 22 marzo del 1968, all’alba di un’epoca mirabile, di grandi uomini e sogni immensi. Nasco e cresco a Brescia. Tra grigie nebbie e verdi terre.
Cresco ignaro del mondo, seguendo il mio proprio universo, in una dimensione di bellezza e purezza. Ma il mondo mi chiama a sé con veemenza sin da piccolo e mi mostra tutte le sue contraddizioni, piccolezze, brutture.
Ed è in questa dicotomia di mondi paralleli, di universi distanti eppure tangenti che “divento” poeta, che si sviluppa la mia arte piena di sofferenza, eppure ottimista. Catastrofica ma grondante di amore. Grande, ma gretta a volte.
La mia poesia è la vita, fatta di sogni e speranze, ma anche di dolore e paura.
E’ l’universo, ma anche la vita quotidiana. E’ la musica che accompagna la mia esistenza.
Dal 2003 impegno il mio tempo libero scrivendo poesie e racconti.
Mie poesie e miei racconti sono on-line sui siti poetare.it e impulsesart.com, sul forum della WMI, ma anche su altri portali nazionali e internazionali che mi ospitano.
Inoltre, un corpus di nove poesie è stato pubblicato nel 2006 nell’antologia “Il Mercante d’Inchiostro” edito da Farnedi, un racconto è stato pubblicato sul numero di febbraio 2007 del mensile Macworld e un secondo (sempre nel 2007) sul n°7 della rivista WMI

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